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giovedì 12 novembre 2009

Sugo ai peperoni


Ecco una preparazione velocissima. E' uno dei miei sughi preferiti, tra quelli che durante la settimana non possono mancare assolutamente.
Buono, anzi buonissimo con la sua dolcezza, la sua corposità, perfetto con gli spaghetti, rigorosamente al dente.

Ingredienti:
400 g di passata di pomodoro fresco
1 peperone grande
2 cucchiaini di zucchero
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di olio
1 cucchiaio di capperi in salamoia (facoltativi)
sale, pepe, basilico q.b.

Lavate il peperone, tagliatelo a striscioline non troppo sottili. Nel frattempo fate soffriggere leggermente aglio e olio, versare i peperoni. Mescolate con un cucchiaio di legno e aggiungete poca acqua. Coprite e fate cuocere fino a che l'acqua non sarà stata assorbita completamente. A questo punto aggiungete la passata e lo zucchero. Fate cuocere per circa 30' minuti o finchè i peperoni non saranno belli morbidi. Aggiungete eventuali capperi, regolate di sale e pepe, aggiungete qualche foglia di basilico e lasciate cuocere per qualche altro minuto.
Prima di condire gli spaghetti ricordate di togliere gli spicchi di aglio.

mercoledì 21 ottobre 2009

Crostata alla confettura di fichi e noci

Puff puff, pant pant...
Arrivo di corsa per pubblicare la mia ricetta per Paoletta e il suo Giochino d'autunno (per fortuna la scadenza è prorogata al 31!).

Ecco la mia proposta:
Crostata alla confettura di fichi e noci, decorata con un timido sole a ricordarmi l'estate appena trascorsa.

Ingredienti:
200 g di farina
100 g di burro freddo a pezzetti
80-100 g di zucchero secondo i gusti
1 uovo intero
quantità a piacere di Confettura di fichi e noci


Preparazione della pasta frolla
In una ciotola unire farina, burro e zucchero. Con i polpastrelli o con una forchetta sbriciolare il burro fino a quando, attaccandosi alla farina, non risulterà di consistenza simile a quella del formaggio grattuggiato. E' importante lavorare velocemente affinchè il burro non si sciolga tra le dita (usare solo i polpastrelli, perchè il palmo è più caldo).
Unire l'uovo al composto e integrarlo poco per volta con la forchetta. Posare la forchetta quando l'impasto comincia a diventare sodo e continuare con le dita, sempre velocemente, per amalgamare il tutto.
L'impasto non deve risultare eccessivamente liscio, il che indicherebbe una lavorazione troppo lunga, ma rugoso, appena assemblato.
Fare riposare la frolla in frigo per mezz'ora almeno, ma si può preparare anche con un giorno di anticipo.
Preparare ora lo stampo*: disegnare su un foglio di carta forno il diametro dello stampo ingrandendolo di 1,5 cm, ritagliarlo.
Tirare fuori la frolla dal frigo, tagliarne un pezzetto per ricavare le strisce o altra decorazione e stendere la restante pasta direttamente sulla carta forno ritagliata usandola da guida per ottenere una forma rotonda.
Ora va adagiata delicatamente nello stampo, dando la forma e tenendo in piedi il bordo.
Farcire con la confettura. Adagiare le strisce incrociandole e infine abbassare il bordo.
Cuocere a 170°, in forno preriscaldato, per ca 30 minuti, o fino a quando non avrà un bel colorito abbronzato.

* io uso uno stampo da 24 o da 26 max; per uno stampo più grande dovrete rinunciare alle strisce e optare per un solo decoro centrale.



sabato 3 ottobre 2009

Un rito d'altri tempi: fare le bottiglie. Ovvero la conserva di pomodoro



Durante l'estate l'orto e il frutteto di mio suocero abbondavano di frutti come le melanzane, le zucchine, i fichi, e i pomodori, ora che l'estate è finita, è tempo di fare scorta degli ultimi prodotti della terra in modo da ritrovare profumi e sapori dell'estate durante il lungo e freddo inverno.
Comincio dalla salsa di pomodoro, ma prima voglio ricordare un rito della mia infanzia.

Qui in Puglia esiste da decenni e resiste ancora, nonostante i tempi moderni, la bellissima tradizione delle "bottiglie" di agosto, ovvero la conserva di pomodoro per tutto l'inverno.
Anni fa, quando ero bambina "fare le bottiglie" era l'atto che segnava la fine delle vacanze, dopo Ferragosto infatti, sfruttando gli ultimi giorni di ferie dei papà, cominciavano a vedersi per la città i cartelli dei contadini: "vendesi pomodori per le bottiglie" e dai box delle case di periferia esalava il profumo del pomodoro cotto nelle "caldare" e si spandeva il suono delle bottiglie e dei "boccacci" lavati e messi a testa in giù, che puntualmente cadevano facendo baccano.
Il rito era, più o meno uguale in tutte le famiglie, pressappoco questo:
due settimane prima, la prenotazione dei pomodori presso i contadini. A seconda del fabbisogno della famiglia si variava da 1 a più quintali.
Si stabiliva la data di arrivo dei pomodori e da quel momento cominciava il vero e proprio tour de force. Nella mia famiglia si dedicava una giornata alla selezione dei pomodori, si scartavano quelli eventualmente marci o potenzialmente dannosi (cioè con ammaccature o con buchini sospetti che potessero essere occupati da vermi così da rovinare tutto il lavoro), poi si sceglieva una certa quantità di pomodori più grandi adatti per i pelati, un'altra per quelli più piccoli per fare "i pezzetti" (pomodorini premuti e messi in barattolo, ben schiacciati), e per la maggior parte quelli da macinare per fare la salsa.
Si dedicava una giornata a lavare bottiglie, barattoli, coperchi, pentoloni, e tutta l'attrezzatura che occorreva, dai mestoli alla macchinetta per macinare, al tavolo, ai coltelli, ai cucchiai e agli imbuti (tutta questa attrezzatura veniva usata solo 1 volta l'anno, proprio in questa occasione e veniva perciò conservata nel garage, quindi prima di cominciare si doveva lavare tutto per bene). Tutto veniva coperto con dei teli e si faceva asciugare fino al giorno X.

Ed eccoci finalmente al momento clou, il giorno tanto atteso da noi bambini perchè potevamo trascorrere una giornata intera con tutti i cuginetti, stare insieme a mangiare pane e pomodoro, giocare, bagnarci con l'acqua dei pomodori, schizzarci le magliette con i semini, e ai più grandi di noi era concesso riempire le bottiglie con la salsa, un vero onore!!
Sveglia alle 6, rapida colazione e tutti giù al box attrezzati di tovaglie, strofinacci (per filtrare la salsa), e.... pane vecchio.
Primo passaggio, lavare i pomodori, almeno tre volte, nelle gigantesche bacinelle (delle piscine per noi bambini), nel frattempo gli uomini accendevano i fornelloni attaccati alle bombole del gas, su cui avremmo cotto i pomodori, poi si cominciava a macinare con una macchina apposita, che separava la polpa dallo scarto (1 persona aveva il preciso compito di svuotare la ciotola dello scarto più o meno ogni 5 minuti, ruolo per il quale nessuvo concorreva mai perchè era il più noioso di tutti), un'altro invece caricava di pomodoro cotto.
Ai piedi del tavolo una grande bacinella accoglieva la salsa e appena si riempiva, si cominciavano a riempire le bottiglie.
Si andava avanti così a oltranza, fino ad esaurire tutti i pomodori, poi nel frattempo alcune donne cominciavano i "pezzetti", altre i pelati... ma alle 10,00 si faceva pausa. E tutti noi adoravamo quella pausa. Le mamme affettavano il pane raffermo, lo bagnavano leggermente con acqua e ci spremevano sopra i pomodori, sale, origano e olio, una delizia che ancora ne sento il sapore (ancora oggi è il piatto forte delle gite al mare). Quello era il momento più bello per grandi e piccoli.
E poi ricominciava la danza.
Alle 11,00 una o due mamme salivano a casa a preparare la pasta al forno, che poi portavano all'una e mezza calda calda per la pausa pranzo. Si mangiava intorno ad una tavola immaginaria, con i piatti sulle gambe, i bicchieri posati per terra, ma era la tavola più conviviale alla quale abbia mai mangiato, si rideva e si scherzava e per i bambini quel giorno, non esistevano regole. Poi si tornava al lavoro.
Quando le bottiglie erano riempite agli uomini spettava il compito di chiudere con i tappi, messi con una macchinetta di cui sembrava che solo loro conoscessero il funzionamento (!!!!!!), poi dovevano stringere i coperchi dei barattoli e allora cominciavano a riempire le "caldare" con stracci, giornali, bottiglie e barattoli. A questo punto era già pomeriggio, le mamme iniziavano a lavare gli utensili, poi alla spicciolata si cominciava ad andare a casa, restavano solo due o tre papà a controllare il bollore delle "caldare". Ultimi momenti di gioco, cominciavano i capricci, non volevamo separarci ma era già sera e a noi bambini toccava lavarci e subito a letto, esausti, qualche cugino poteva pure restare a dormire e allora la giornata finiva con il gioco. Tutti a letto adesso, la giornata è stata lunga e domani bisognerà svuotare le caldare e procedere alla divisione del bottino.

Oggi questa tradizione esiste ancora, anche se nella mia famiglia si è persa perchè i bambini sono grandi e i nuclei familiari sono cambiati, lo facciamo in piccolo, la salsa ha sempre lo stesso sapore di antico, ma io qualche volta me la faccio pure per conto mio.
Mio suocero ha tanti pomodori in campagna che sono sufficienti al fabbisogno di bottiglie per tutta la famiglia, ma in questi giorni che i pomodori ci sono ancora in abbondanza, io mi faccio qualche bottiglia speciale.


Passata di pomodoro fresco


Stesso procedimento: si cuociono i pomodori, ma io aggiungo anche la cipolla e il basilico, oppure cipolla-sedano-carota, faccio cuocere, macino con il passaverdure. A questo punto la salsa è pronta per essere consumata subito nelle varie preparazioni.

Per la lunga conservazione: rimetto sul fuoco la salsa fino al bollore, aggiungo il sale e sempre a bollore verso nelle bottiglie sterilizzate ancora calde, chiudo e metto a testa in giù, in una scatola con una coperta e lascio raffreddare per un paio di giorni, conservo al buio.

martedì 15 settembre 2009

La salsa Besciamella


Oggi posto una delle mie preparazioni preferite: la besciamella.
La adoro perchè è una preparazione di base tra le più versatili. Io la uso in molti modi, ad esempio per farcire lasagne e cannelloni, oppure per ammorbidire i ripieni delle torte rustiche...

Inoltre è così facile da fare ed ha così pochi ingredienti che è praticamente sempre disponibile in casa.
Non mancano mai infatti il latte, la farina, il burro e una grattatina di noce moscata.
Più semplice di così...

Basta far sciogliere 50 g di burro, aggiungere lo stesso peso di farina mescolando con una frusta e far colorire questo roux fino a che raggiunge un bel colore dorato. A questo punto, sempre mescolando si aggiungono 500 ml di latte a filo, facendo attenzione a non creare grumi.
Una volta aggiunto tutto il latte, si continua a mescolare con un cucchiaio di legno, fino a che la salsa non avrà raggiunto la consistenza preferita (per lasagne e cannelloni io la tengo un po' più liquida, mentre per i ripieni è meglio che sia un po' più ferma). Un po' di noce moscata, un pizzico di sale e la besciamella è pronta.

Informazioni personali

La mia foto
sono pugliese, ho 29 anni, sposata da meno di due, amo cucinare, ma in realtà lo faccio solo da quando mi sono sposata.Prima osservavo ed ora metto in pratica. Creare con le mie mani mi diverte e mi appaga, non soltanto in cucina. Amo infatti creare oggetti con la carta, il mio materiale preferito, ma adoro tutto ciò che aiuta ad esprimere la propria creatività, e poi leggo moltissimo, scrivo, amo il cinema, il teatro e molto molto ancora... Forse c'è ancora dell'altro, ma è tutto da scoprire...

Libri sotto il cuscino...

  • AGOSTINO - A. Moravia
  • L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA - L. Pirandello
  • QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE - L. Pirandello
  • UNA VITA - I. Svevo